Abusivismo Medico

Abusivismo Medico

Abusivismo medico, la piaga italiana che danneggia salute ed economia. L’abusivismo di una professione si verifica quando un certo lavoro, il cui esercizio è subordinato ad una abilitazione statale, viene esercitato in assenza di tale abilitazione. Tali sono per esempio l’avvocatura, l’esercizio della professione medica, il notariato, ecc.

Colpevole di abusivismo è sia chi non è laureato in una certa disciplina, sia chi è laureato ma non è stato abilitato, oppure non è iscritto all’albo, o ancora è stato iscritto ma è stato successivamente radiato. Ciò avviene di fatto in diversi campi lavorativi; in particolare, il caso dell’abusivismo medico è un fenomeno la cui diffusione nel nostro paese è stata di recente rivalutata, alla luce della gravi conseguenze a cui può condurre; innanzitutto, viene meno la tutela della salute dei cittadini che si rivolgono agli operatori medici non abilitati, con le gravi ripercussioni che ne derivano.

Secondo recenti stime statistiche che hanno contribuito a delineare con più certezza le dimensioni di questo fenomeno particolarmente diffuso e difficile da estirpare nello stato italiano, i danni economici che sono connessi all’elusione fiscale compiuta dagli abusivi ammonta a 85 milioni di euro all’anno circa. L’attività dell’abusivismo è sanzionata come reato dall’art. 348 del Codice Penale, il quale enuncia che chiunque eserciti abusivamente una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione statale è punito con la reclusione fino a sei mesi o con una multa da euro 103 fino a euro 516; è fatta salva comunque l’eventuale azione per i danni da parte del paziente.

Chiaramente il testo dell’articolo delinea in maniera vaga la fattispecie rappresentante il reato di abusivismo medico, e le sanzioni previste forse non sono certamente fra le più dissuasive, se rapportate al danno che possono portare all’economia ma soprattutto alla salute degli individui. Inoltre la norma non prevede nè il fermo nè l’arresto del soggetto.

Il fenomeno, come abbiamo detto, trova una certa diffusione in ambito medico e soprattutto odontoiatrico; le ragioni di tale asimmetria sarebbero da ricercare nel fatto che la professione di dentista è svolta per il 90% da medici professionisti, mentre una percentuale più ridotta è riferita alla professione medica. I motivi di questa diffusione ampia sul territorio nazionale potrebbero essere cercati nei fenomeni dell’evasione fiscale e anche nell’abitudine diffusa di utilizzare “prestanome”; quest’ultimo fatto si ha quando un soggetto esercita una certa professione sostituendosi ad un altro, ed è sanzionata dall’art. 348 del codice penale stesso.

Altro problema è quello del riconoscimento della validità di titoli conseguiti all’estero, troppo spesso fatto senza un preventivo controllo rigoroso sulle capacità reali del soggetto. Quest’ultimo caso merita un’ulteriore valutazione: data l’espansione del numero di soggetti che si laureano (soprattutto in odontoiatria) in Università estere, si pone sia il problema di elaborare un efficace meccanismo per poter valutare l’effettiva preparazione dei laureati relativamente agli standard italiani, sia quello (di ben più difficile risoluzione) di conciliare tale fenomeno con le difficoltà di entrata nel mondo del lavoro dei giovani laureati italiani.

Anche il fenomeno delle lauree false contribuisce ad aggravare il quadro della situazione. Un ruolo importante è anche riconosciuto all’inerzia dei cittadini nel denunciare tale abuso, specialmente quando la prestazione viene remunerata con un compenso molto più basso rispetto a quello che verrebbe chiesto da un medico abilitato, così che effettivamente sradicare tale piaga sociale diventa un compito molto arduo. Non si deve sottovalutare l’importanza che riveste l’iscrizione agli Albi dei professionisti, soprattutto per quello che concerne il settore sanitario. Negli Ordini infatti vengono svolti dei controlli qualitativi, sia preventivi all’iscrizione (esame di abilitazione) che successivi, che mirano a certificare che l’attività professionale venga svolta con correttezza e secondo le regole deontologiche tipiche della professione. Ciò che viene direttamente tutelato è il diritto (sancito dalla Costituzione) alla salute. Diverse sentenze della Corte di Cassazione sono intervenute a riguardo, chiarendo che l’esercizio anche occasionale ed anche a titolo gratuito della professione per la quale non si è (o non si è più) abilitati ricalca gli estremi per l’applicazione dell’articolo 348 c.p. Di fatto, può consistere in esercizio abusivo della professione (del caso odontoiatrica) il fatto che l’assistente del dentista entri in contatto (anche occasionalmente) con il paziente elargendo atti che sono tipici della professione odontoiatrica.

Resta comunque aperto, e fertile, il dibattito riguardo alla possibilità di inasprire ulteriormente le sanzioni previste dalla norma le quali, come già dichiarato, non sono forse sufficientemente dissuasive e sembra si sono dimostrate inadeguata rispetto all’ampliamento del fenomeno.

Per quanto concerne la distribuzione geografica della abusivismo medico, come rilevato da un accurato studio dell’Eures, in Italia risulta che più della metà dell’esercizio abusivo di professione medica sia rilevabile al Nord, dove vi è la concentrazione più grande di offerte lavorative. Lo stesso studio analizza anche la posizione dei Carabinieri del Nas i quali precisano ulteriormente che il fenomeno dell’abusivismo sia dannoso in primis per i cittadini stessi, che vi ricorrono spesso allettati dalle proposte economicamente vantaggiose, e in secondo luogo l’economia, contribuendo così a formare di riflesso una piaga sociale.

Forse la soluzione sarebbe quindi da ricercare non solo in una auspicata riforma legislativa che possa inasprire le sanzioni per disincentivare il fenomeno, ma anche in un maggior interesse a livello sociale relativo alla problematica, dato dalla consapevolezza che una prestazione economicamente inferiore non può ripagare il serio rischio alla salute che si corre: commenta questo articolo, esprimendo il tuo parere al riguardo.

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