Divieto di fumo nei luoghi chiusi : Oltre i dieci anni

Divieto di fumo nei luoghi chiusi : Oltre i dieci anni

Divieto di fumo nei luoghi chiusi, oltre dieci anni di applicazione della legge che vieta il fumo nei luoghi chiusi.

Divieto di fumo nei luoghi chiusi

Si tratta della legge numero 3/2003 detta anche “legge Sirchia” riprendendo il nome dell’allora ministro della Salute, Girolamo Sirchia appunto, che svolgeva anche la professione medica. E’ entrata in vigore effettivo il 10 gennaio del 2005 e vieta il fumo nei luoghi chiusi, dai locali ai mezzi pubblici. Il concetto che tutela la salute sia dei fumatori che dei non fumatori è espressamente ribadito nell’articolo 51 della stessa legge, che ha dato certamente una svolta positiva non solo per la prevenzione di molte malattie correlate proprio al fumo di sigaretta, ma anche dando un contribuito fattivo con le campagne d’informazione e prevenzione medica che negli anni si sono succeduti. Il successo della legge è strettamente legato alla sensibilizzazione riguardo ai pericoli reali che il tabagismo ma anche il fumo passivo possono arrecare alla salute.

Le campagne di sensibilizzazione per il divieto di fumo

A oltre dieci anni di distanza sono stati fatti molti passi avanti nella prevenzione di nuovi fumatori, ma anche nella diminuzione di persone che già fumavano e per quanto riguarda l’informazione nei confronti dei giovani e dei giovanissimi.

Il Ministero della Salute in questi anni e oggi con il ministro Lorenzin si è impegnato in tal senso organizzando campagne informative sui mass media che hanno fatto scendere il numero di fumatori in percentuale dal quasi 24%, accertato nel 2003, a poco meno del 20% nel 2014 (dati Istat).

Significa quindi che le campagne d’informazione e sensibilizzazione riescono a toccare l’obiettivo di utilità sociale e sanitaria che porta molte persone ad allontanarsi definitivamente dal fumo.

La lotta al fumo e la dipendenza

Fumare non è soltanto un semplice “vizio” o un’azione di riflesso abitudinaria di poco più di 11 milioni di persone in Italia (6 milioni di uomini e 5 milioni di donne circa, secondo un’indagine del maggio 2014 dell’Istituto Superiore di Sanità per la Giornata Mondiale senza Tabacco). L’età nella quale si fuma di più per entrambi i sessi è quella tra i 25 e i 45 anni.

La sigaretta contiene sostanze tossiche nocive, prima fra tutte la nicotina, che provoca dipendenza ed è per questo che diventa un’impresa ardua riuscire a convincere una persona a smettere di fumare.

Le patologie riconducibili al fumo

La Legge Sirchia rivista ad oggi è anche un appuntamento importante per tirare le somme rispetto all’incidenza delle malattie provocate direttamente o indirettamente dal fumo di sigaretta, prima fra tutte il tumore al polmone, ma anche all’esofago, alla gola e quelli del cavo orale nonché a favore dell’insorgenza di altri tipi di tumore come quello all’utero e alla prostata.

Un’incidenza che non esclude certo chi è esposto al fumo e non è fumatore: secondo l’AIRC (l’ Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro ) la probabilità di contrarre un tumore ai polmoni sale del 20% per quelli passivi, mentre ogni anno si ammalano circa 1000 persone non fumatrici ma con partner tabagisti o costretti a stare in ambienti esposti al fumo.

E’ stato verificato che una sigaretta, ma anche il tabacco masticato e i sigari, contengono più di 400 sostanze nocive, 40 delle quali sono cancerogene e colpiscono allo stesso modo anche chi è soggetto al fumo passivo. Si tratta di sostanze come il catrame, il polonio radioattivo, il cadmio, l’ammoniaca, il nichel, la formaldeide, ecc.

E’ fondamentale quindi portare avanti questa strada intrapresa di lotta contro il fumo soprattutto nei luoghi pubblici chiusi ma anche nelle vicinanze di scuole e ospedali, dove la salute deve essere tutelata fin dalla nascita, aspetto già in atto.

Il divieto di fumo e i giovani

Il dato allarmante diramato dall’Istat, che ha condotto un’indagine proprio in occasione del decennale della legge 3/2003, ha evidenziato che, a fronte di una diminuzione di fumatori, si sta abbassando sempre più l’età della prima sigaretta o comunque di chi è esposto a luoghi in cui si fuma.

Diverse indagini su studenti tra i 14 e i 25 anni hanno confermato che si inizia a meno di 15 anni fino a toccare gli 11-12 anni e il numero delle ragazzine supera quello dei ragazzini. I motivi, oltre a quello noto della voglia “di sentirsi grandi”, sono diversi e tra questi è diffusa la convinzione che facciano dimagrire o mantengano la magrezza.

Si tratta di una convinzione errata quanto pericolosa in un’età dove si è nel pieno della crescita e dove la socializzazione, l’essere accettati dal gruppo e l’aspetto fisico hanno un peso importante nella formazione dell’identità e del senso di appartenenza.

Il ministro Lorenzin ha affermato a questo proposito che, al di la della campagna di sensibilizzazione, bisogna che la convinzione a non fumare diventi “cool” quindi di tendenza perché coinvolga anche le generazioni più giovani.

A conferma di questo anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha constatato che, quando l’educazione e la diffusione di messaggi anti-tabagismo sono meno frequenti, l’abitudine al fumo tende a diffondersi maggiormente e ad aumentare.

Nuovi obiettivi per la legge anti fumo in Italia

L’ oltre decennale delle legge anti fumo in Italia è certamente un traguardo importante ma, sul modello di altri Stati europei e d’oltreoceano, il Ministero della Salute sta programmando un ampliamento per la maggiore tutela della stessa salute pubblica.

Sull’input dell’OMS che si è prefissa di raggiungere nel 2025 la riduzione di almeno un ulteriore 30% di fumatori in tutto il mondo, l’Italia è una delle nazioni che dovrà dimostrare un più importante impegno visto che si trova soltanto al 15° posto.

Il ministro Lorenzin ha per questo già promosso i 18 anni come età minima consentita per fumare ma ha anche implementato l’azione informativa sfruttando enti come la scuola e anche il Ministero dello Sviluppo Economico. Un deterrente in tal senso è quello di aumentare il costo delle sigarette programmando di destinare una parte per la prevenzione.

Anche l’Unione Europea ha approvato in tal senso una direttiva (la 2014/40) che permette l’uso di immagini che possano trasmettere messaggi informativi che evidenzino le conseguenze deleterie del fumo. L’aspetto importante è quello che tali messaggi potranno occupare il 65% del pacchetto, quindi con maggiore visibilità.

Per quanto riguarda invece l’appeal delle sigarette è in programma di eliminare i contenuti di sostanze come gli additivi e gli aromi che le rendono maggiormente desiderabili.

Il divieto di fumo in ambito privato

Anche in Italia è finalmente previsto di vietare il fumo in ambienti chiusi come l’auto privata se sono presenti dei minori ma anche in luoghi pubblici finora non toccati dalle legge Sirchia, come i parchi di verde pubblico, gli stadi, le spiagge degli stabilimenti balneari.

Anche la TV che è un mezzo presente in tutte le case italiane sarà toccata dalla nuova legiferazione diminuendo le immagini di film e fiction dove si fuma.

A livello regionale e nazionale ci sono iniziative che riguardano la prevenzione secondo il programma promosso durante questi 10 anni intitolato “Guadagnare salute” anche per la tutela di chi non fuma e delle donne in stato interessante o che stanno allattando.

Il bilancio quindi della legge 3/2003 è certamente positivo ma per abbassare il numero dei fumatori si dovrà insistere sui deterrenti e soprattutto su messaggi convincenti per salvare e tutelare in modo fattivo la vita di tutti i cittadini.

 

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